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Doccia scozzese di Cristiana Mastropietro

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La giuria dell’Arcigay

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Ho letto in questi giorni delle reazioni scomposte dell’Arcigay alla notizia che il PD candidava Paola Concia. Mi sono scomposta anch’io allora, e ho scritto una lettera a Paola. Oggi l’ha pubblicata L’Unità.

Cara Paola,
io e te abbiamo fatto le più belle litigate della nostra vita. Su due o tre cose la pensiamo proprio diversamente e ce lo diciamo senza tanti giri di parole, anzi per miracolo un paio di volte non ci siamo date due sberle, se ricordi. Da parte mia ti ho sempre tormentato, costantemente ti ho iniettato dubbi sottopelle sulla tua noiosa perseveranza nel cercare il dialogo sui diritti civili, ti massacravo quando il tuo partito ti ignorava e ti ho addossato anche colpe che non avevi, mi sono sfogata in modo quasi sadico su di te. Sono dieci anni che ti conosco e che ti vedo lavorare sul tema dei diritti civili fino a sfinirti, spesso di delusioni e di rabbia. Non ti ho vista mai fare qualcosa di facciata, o farti avanti per rappresentare solo se stessa. Piuttosto mi pare di averti spesso vista aiutare parecchi tuoi colleghi, farti in quattro obbedendo come un soldato quando c’era da darsi da fare, essere molto generosa. Anche con chi ora non lo è per niente con te.
Leggere quelle frecciatine oblique e un po’ vigliacche il giorno dopo la tua candidatura non mi ha sorpreso per niente. La comunità gay, la famosa Comunità, io che pochissimo la frequento l’ho sempre percepita divisa e intossicata da invidie e gelosie, da inutili guerre interne, da sciocche fronde usa e getta. La reazione dell’Arcigay ne è la conferma, eppure definirti una “persona di facciata” e “che rappresenta solo se stessa” da una parte quasi mi mette di buonumore perché conferma una mia vecchia teoria, e cioè che il mondo omosessuale soffre di una fobia interna che è il suo vero problema. Ho scoperto in questi giorni che la giuria di qualità non esiste solo a Sanremo, ma anche all’Arcigay. Il verdetto: non dare sostegno a Paola Concia, “dirigente di partito, non espressione del movimento”. Scusa, non eri proprio con loro una sera al ristorante quando mi hai chiamato per parlarmi della battaglia che facevate insieme per i Dico? E ora te li ritrovi contro nella giuria di qualità, pensa tu.
Dici spesso che avere più diritti aggiunge, non toglie. La tua candidatura per i diritti civili invece a quanto pare toglie, non rappresenta nessuno ed è di facciata. Vogliamo parlare di rappresentanza? Bene, chi e cosa realmente rappresentano i leader dei movimenti omosessuali per gli omosessuali, oggi? Questa domanda non la fa mai nessuno, perchè la questione si esaurisce nel fatto che i movimenti sono lì e tutti ci sentiamo ben rappresentati, difesi e tutelati. Non è per niente così, temo, e penso che stia cominciando un’altra era in cui non basta più essere gay di professione, in cui bisogna diventare adulti e mescolarsi, anzichè separarsi. Non so cosa muova questa giuria nel darti un voto così basso, ma a Sanremo quando bocciano una bella canzone, di solito è perché sono incompetenti.

Commenti

Ma farle una telefonata? No?
Prima rispondo a Manuele De Lisio, che sembra faccia comunicazione ma forse scherza... Poi rispondo a Cristiana: una cosa sono gli amici, sinceri, e una cosa sono i legami professionali. Sempre di più sto imparando che gli amici veri sono pochi, e che appena alzi un poco la testa - non solo nelle aziende, il mio passato - più la vita è grama. Forse c'aveva ragione la Bergamini quando mi diceva: più vai in alto e più il vento soffia... Cara Cri e cara Paola.. ora per voi soffia... si sente sin da qui...
Gradirei sapere se sia possibile scrivere un'email a Cristiana Mastropietro . Grazie Carlo
Carlo, l'indirizzo te l'ho mandato ma non mi hai scritto.