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Doccia scozzese di Cristiana Mastropietro

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Il piccolo capolavoro di Risi

Gran belle prime pagine per Dino Risi. Di quelli che ho letto, il giornale che mi è piaciuto di più a livello di coccodrillismo è stato La Stampa. C’era anche un bel pezzo sul ruolo dell’auto nella letteratura di quegli anni, oltre che nella cinematografia; il racconto dell’intervista rilasciata a Giancarlo Dotto un anno fa; un articolo che metteva in luce il fascino di Risi come uomo, lui che era un regista in realtà poco conosciuto dal punto di vista umano.
Sabato sera Raitre ha mandato in onda Operazione San Gennaro, un film carino con Manfredi e Senta Berger che rubano il tesoro del santo. A seguire un’intervista-documentario di Francesca Molteni (brava Francesca, non sapevo che avessi fatto anche questo!).
C’è un limite nel ricordo di Risi, ma è un limite che c’è sempre stato, anche quando era vivo: si citano sempre e solo i soliti film. Il Sorpasso, I Mostri, Una Vita Difficile, Profumo di Donna, il “capostipite” Poveri ma Belli, il surreale Straziami ma di Baci Saziami. Sono tutti nella classifica dei miei film preferiti di sempre -con Il Sorpasso saldamente al primo posto- visto che Risi è il mio regista italiano favorito di sempre. Ne manca sempre uno, nominato di rado e di sfuggita, di cui non esiste un DVD nè una clip su youtube, ma solo versioni VHS in vendita su e-bay; un film dimenticato eppure definito da molti “il piccolo capolavoro di Risi”. Il film è Il Giovedi, amaro e dolcissimo ritratto di un padre separato che può passare una sola giornata alla settimana con suo figlio. Il padre è un gigantesco Walter Chiari, nel ruolo di un uomo buono a nulla e fallito, che si presenta davanti al figlio con un macchinone preso a noleggio e ostenta una vita che non è la sua. Credetemi, è un capolavoro vero, uno dei pochi film dove il rapporto tra un figlio e il genitore non finisce nel piantarello finale. Talmente amaro che le lacrime non escono, eppure ci sono tutte.
Ecco, ogni film di Dino Risi a me ha insegnato qualcosa. Ma per Il Giovedi gli devo un grazie particolare.

nel video Il Sorpasso, non fa mai male
qui sotto Walter Chiari e Il Giovedi

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Commenti

Il giovedì... che mi sei andata a ripescare! Quando vanno dalla mamma di Walter Chiari, che lui si mette a scroccare le telefonate. O quando riporta il figlio alla moglie, con la tata mega-snob. O la corsa in taxi: : stilettate di vita vera. Alla sceneggiatura, Castellano e Pipolo. Pipolo è il padre di Federico Moccia e magari poteva vederlo solo il giovedì. Troppo poco, per trasmettere qualcosa di importante...
A me invece faceva morire quando porta il bambino in Rai e incontra il tipo a cui ha dato la sòla, e quello lo fa nero davanti al figlio. E poi alla fine quando si capisce che il figlio (l'unico intelligente della famiglia) gli vuole bene per quello che è e la madre, che è davvero una stronza, ci sforma.
Ecco di chi era! In una capsula di malinconia, alla deriva nell'immaginario della mia infanzia, tra Lina Volonghi e Padre Brown galleggia il ricordo indelebile di un pranzo al mare padre e figlio di una desolazione terminale. Il resto del film l'ho rimosso, come rimuovevo per buona parte della giornata l'esistenza di bambini con genitori separati, assimilati nei racconti ansiogeni dei miei genitori ai bambini del Biafra, ai bambini orfani, ai bambini genericamente sfortunati per cui dovevamo sentirci molto in colpa. Era la sera prima di dormire che tornavano le immagini di quel pranzo e di quell'assenza, imponendomi di ringraziare il fato per la presenza ingombrantissima di un padre che ovviamente mi sembrava perfetto. Quel film era l'equivalente privato dello spauracchio dell'atomica e del comunismo.
L'avevo rimossa, quella scena! Credo perchè l'ho vissuta, l'atomica : )